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Oggi, chi lavora in un’agenzia che si occupa di sviluppo web e business marketing è consapevole che una delle domande che un cliente potenziale può avanzare riguarda i “numeri”.

numeriIl cliente è furbo e sa che, al di là dei preventivi e dei piani strategici che l’agenzia propone, prima di iniziare un rapporto di natura economica con un nuovo fornitore di prodotti o servizi ha bisogno di alcune prove. Numeri, dati, risultati ottenuti all’interno di campagne di promozione per aumentare le conversioni o le vendite, oppure semplicemente cifre che attestino l’accresciuta visibilità di un brand, di un progetto. Ad un livello macroscopico si tiene sotto controllo tutto ciò che si può misurare nell’ottica di:

  1.  monitorare il mantenimento nel corso del tempo degli obbiettivi già raggiunti;
  2. individuare prontamente la possibilità di raggiungere/l’avvenuto raggiungimento di nuovi obbiettivi;
  3. segnalare il rischio legato alla perdita di posizioni già conquistate;

KPI: quando focalizzarsi sui numeri è obbligatorio

Nel vocabolario dei marketer più aggiornati c’è un riferimento costante ai KPI – i Key Performance Indicators, ovvero gli indicatori di performance strategici. In altre parole stiamo parlando di un sistema che una determinata azienda individua per misurare alcuni aspetti utili a valutare il suo impatto, il suo rendimento sul mercato. Può trattarsi di dati che riguardano le visite al proprio punto vendita – che in termini digitali si misurano in base al traffico generato sul sito corporate, e sui canali di vendita secondari. Oppure possiamo parlare di numeri che riguardano le strategie di marketing outbound, come l’attività di lead generation, in grado di generare opportunità uniche di contatto o di vendita andando a ‘stanare’ potenziali clienti.

numeriAlla luce di queste considerazioni vien da sé che il controllo dei KPI avviene di frequente all’interno di una meccanica consolidata. Il successo è spesso legato al costante e ciclico raggiungimento di alcuni obbiettivi che ci siamo posti a livello operativo. Non sempre questi obbiettivi sono legati ai numeri di base di un’azienda, cioè quelli relativi alle vendite e al fatturato. Spesso, alcuni soggetti che operano con successo – e da tempo, sul mercato, tengono sotto controllo indicatori di performance differenti. Come il mantenimento di un profilo di feedback a 5 stelle, o il numero di pagine bianche presenti sul loro Complaints Book (Libro dei Reclami) – oggi sempre più frammentato tra recensioni vere o presunte, forum e commenti.

Scegliere quali numeri tenere sotto controllo è la vera operazione strategica

Sulla base di queste scelte si capisce anche qual è l’effettivo livello di consapevolezza dell’azienda rispetto alle proprie politiche di business marketing. Molto spesso non è possibile monitorare tutto. Quindi, c’è da decidere l‘ordine gerarchico dei parametri da tenere sotto controllo. Non si tratta infatti di un dato che viene calato dall’alto, né di una formula che è possibile stabilire una volta per tutte.

numeriC’è chi sa, ad esempio, che porre l’attenzione sulla soddisfazione della propria clientela, o non perdere mai di vista il proprio core-business, rappresentano parametri imprescindibili. Si capisce che un’azienda che ha ben chiari quali siano i valori di KPI da tenere sotto controllo ha sviluppato una consolidata esperienza nel suo mercato di riferimento. Tutto ciò è infatti parte integrante del suo marketing mix, un insieme di fattori unico e specifico a ciascuna realtà imprenditoriale.

Ulteriormente, la chiarezza rispetto a questi fattori non è di per sé garanzia di mantenimento del successo nel tempo. L’azione di monitoraggio costante sugli indicatori di performance è mirata essenzialmente ad individuare potenziali migliorie e strategie aggiuntive di crescita. Ecco perché è importantissimo che alla lettura dei dati venga affiancato un framework operativo interno all’azienda, capace di interpretare cambiamenti e sollecitazioni, rispondendo con azioni mirate nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Dal punto di vista della web agency esterna all’azienda, l’esperienza acquisita nei precedenti case studies è il vero capitale umano su cui puntare. I numeri da soli infatti non parlano e quando si tratta di fornire una consulenza l’esperienza si fonda, al netto dei risultati, sulla somma degli errori e dei successi ottenuti nel corso del tempo.

I rischi a cui va incontro chi si concentra eccessivamente sui numeri

In generale, nell’ottica delle vendite tout-court, non c’è niente che non sia misurabile, processabile, analizzabile. E in quanto misurabile, ogni parametro è passibile di un costante miglioramento. Bisogna però considerare che quest’aspetto nudo e crudo del dato numerico, tanto caro al mondo della ricerca scientifica, quando parliamo di marketing strategico può rappresentare un’arma a doppio taglio, sia per il cliente che per il venditore, in questo caso l’erogatore di servizi.
Si tratta di una dinamica in cui ci sono alcuni rischi a cui potenzialmente tutti i marketer vanno incontro:

  1. I numeri possono essere facilmente manipolati. Come? Restringendo magari lo sguardo su un determinato periodo di tempo, oppure inserendo un filtro per escludere dei parametri, direzionando la lettura dei dati in una precisa direzione. Facile ad esempio per una web agency che si occupa di marketing dire: abbiamo aumentato il traffico del sito del 50%, senza specificare il dato di partenza. Un conto è un sito che aveva 100 visitatori unici al giorno e che è stato portato a 150. Un conto un altro che da 10.000 è arrivato a 15.000.
  2. Il business marketing non è fatto solo di numeri. Importante ed essenziale in molti casi è il processo di analisi quanti-qualitativa, che indirizza verso questo o quell’altro goal specifico, utilizzando strumenti e piattaforme all’interno di una programmazione strategica. In questa fase i numeri sono sì importanti, perché definiscono, negli scenari virtuali di azione programmabile, le criticità e gli obbiettivi di pareggio e di crescita.
  3. Anche l’analisi quanti-qualitativa è fatta di ricerca e sperimentazione, ma dentro vi entrano dinamiche legate al product placement (posizionamento dei prodotti), alla psicologia della clientela, ai processi di significazione e semantizzazione in corso sui mercati, attenzione a non trascurarle!
  4. Nel mondo delle vendite la logica dei numeri è direttamente collegata a quella della competizione. È opportuno tenere continuamente sotto controllo le proprie performance, ma raramente ci si sofferma a mettere in discussione la validità stessa della metrica sulla quale stiamo basando la nostra valutazione.

Conclusioni, come costruire uno schema di controllo per mantenere un rapporto più sano con i numeri

Il dato numerico può essere facilmente manipolato e inoltre nella sua analisi intervengono fattori difficilmente misurabili e controllabili, come quelli legati alla stagionalità o alla casualità delle scelte di fruizione e di consumo. Alla luce di queste considerazioni, come possiamo valutare il vecchio detto “i numeri non mentono mai”?
L’idea è che ci sia la possibilità di dimostrare la validità dei KPI presi in esame sulla base di una variazione prevista all’interno di uno schema di controllo. Uno schema che raggruppa un insieme di metriche stabili e consolidate nel tempo. L’obbiettivo è calcolare in che misura le metriche variano ‘nella media e senza l’intervento di cambiamenti consistenti’. In questo modo abbiamo costruito il nostro schema di controllo e possiamo decidere che qualsiasi elemento che superi queste varianze sia dovuto a cambiamenti esterni o ai fenomeni di manipolazione a cui abbiamo precedentemente accennato.
Come sempre, quando si ha a che fare con i numeri, è necessario padroneggiare, almeno a livelli basilari, la matematica. In questo caso ci andremo a servire del calcolo della deviazione standard, che ci aiuterà ad individuare con precisione quali sono i parametri che si sono discostati maggiormente dallo standard. Per farlo, potete darvi da fare manualmente (questa guida vi ricorda come), oppure servirvi della funzione di calcolo della deviazione standard in Microsoft Excel, Open Office o Google Sheets (= STDEV).

numeri

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Le 5 metriche di Business Marketing fondamentali! https://www.araneus.it/6-metriche-di-business-marketing https://www.araneus.it/6-metriche-di-business-marketing#comments Thu, 14 Sep 2017 12:48:52 +0000 http://www.araneus.it/?p=29611 L'articolo Le 5 metriche di Business Marketing fondamentali! proviene da Araneus.

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Ogni professionista del settore Marketing ha la necessità di confrontarsi con determinate metriche per misurare l’impatto della propria strategia di Business. Così siamo soliti tenere sotto osservazione le visite al sito web, il tasso di conversione, i leads generati da ogni canale, il tasso di interazione sui Social Network, i click sulle nostre campagne email e la lista può andare molto avanti.

Tuttavia, molti direttori d’azienda e imprenditori sono ancora scettici alla lettura di questi numeri, credendo (erroneamente) che abbiano un influsso sempre esiguo sull’incremento delle vendite e sull’aumento del business nel suo complesso. E’ dunque superfluo dimostrare l’efficacia “monetaria” di un piano di Marketing con questi numeri. Ecco invece le 5 metriche di Marketing che hanno realmente un’influenza per un business!

Le metriche fondamentali per una strategia di business marketing

Costo di acquisizione cliente (CAC)

Che cos’è: Il CAC è una metrica che viene usata al fine di calcolare il costo medio complessivo che una azienda deve sostenere per l’acquisizione di un nuovo cliente.

Come calcolarlo: Si prende il totale della spesa del settore marketing e vendite per un determinato periodo di tempo e lo si divide per il numero di nuovi clienti acquisiti in quella stessa determinata frazione di tempo.

Cosa significa e perché è importante: L’ obiettivo di ogni azienda è quello di tenere il livello del CAC il più basso possibile. Questa metrica indica quanto si sta spendendo per raggiungere l’obiettivo: un aumento notevole del CAC significa la presenza di notevoli problemi di efficienza all’interno della propria strategia di vendita o/e di promozione.

La percentuale Marketing del CAC

Che cos’è: La percentuale di Marketing del CAC rappresenta la porzione di spesa legata ai soli costi derivanti dal Marketing all’interno del CAC stesso (vedi sopra).

Come calcolarlo: Semplicemente prendendo il totale dei costi legati al marketing e dividendoli per il totale dei costi di Marketing/Vendita usati in precedenza per calcolare il CAC.

Cosa significa e perché è importante usarlo: Questa percentuale mette in evidenza quanto sia più o meno gravoso il ruolo del team marketing per l’acquisizione di un cliente. L’aumento della stessa può significare svariate cose:

  • Il team marketing sta spendendo troppo o sta avendo troppi costi generici da sostenere
  • Si sta attraversando una fase iniziale di investimento in cui si spende di più sulla promozione (settore marketing) per attrarre leads di maggiore qualità e migliorare la produttività delle vendite.
  • Il team vendite sta avendo un rendimento inferiore a quello atteso

Tempo necessario per ripagare il CAC (Payback Time)

Che cos’è: Questa metrica indica il numero di mesi necessario per riprendere l’investimento iniziale sostenuto per guadagnare un nuovo cliente.

Come calcolarlo: Semplicemente dividendo il CAC per il proprio Margine operativo sulle entrate (ovvero quanto i clienti spendono in media in un mese). Esempio

  • CAC= 1.000 euro
  • Margine operativo mensile: 100 euro
  • Tempo di Payback: 10 mesi

Che cosa significa e perché è importante: In aziende in cui il cliente è solito pagare rate mensili o una sottoscrizione annuale, è necessario che questa metrica si assesti il più possibile sotto i 12 mesi. Minore è il tempo necessario per ripagare l’intero CAC, prima un’azienda comincerà a fare profitto utile sul nuovo cliente. Come detto (e come ben comprensibile), la maggior parte delle aziende mira a rendere un cliente profittevole in meno di un anno.

% clienti derivanti dal Marketing

Che cos’è: Questa statistica mostra la mole di affari che viene portata direttamente dal settore marketing, stabilendo la percentuale dei clienti originata esclusivamente grazie agli sforzi di marketing.

Come calcolarlo: Semplicemente suddividendo il numero di clienti mensili originati come leads di marketing per il totale complessivo di clienti dello stesso mese (ossia considerando anche quelli originati dal settore vendite)

E' possibile misurare l'impatto del reparto Marketing nel processo di acquisizione di nuovi clienti per una azienda

Che cosa significa e perché è importante: L’utilità di questa metrica è ben visibile da subito, ossia misurare l’impatto del reparto marketing all’interno del processo di generazione di nuovi clienti. Questa percentuale non deve essere letta in modo rigido in quanto dipende in larga misura da come la struttura di un reparto vendite e marketing di una azienda è organizzata (e dal loro rapporto). Può dunque variare abbondantemente a seconda del “business model” che si adotta (un’azienda che punta moltissima sui propri responsabili vendite e che può contare su un ristrettissimo reparto di marketing, difficilmente può aspettarsi un’alta percentuale ad esempio).

% clienti influenzati dal Marketing

Che cos’è: Questa percentuale illustra tutti quei leads con cui il reparto marketing ha interagito in qualche modo, durante tutto il processo di vendita.

Come calcolarlo: Per determinare l’influenza complessiva, si devono considerare tutti i clienti acquisiti da una azienda in un dato periodo e separare tutti coloro che hanno interagito con il reparto marketing quando erano ancora leads (sottoscrivendo una newsletter, atterrando su una landing page, cliccando mi piace su una sponsorizzata Facebook e così via). La percentuale viene di conseguenza.

Cosa significa e perché è così importante: Una delle metriche più dense di significato per dare ad ogni CEO o direttore di azienda una visione d’insieme dell’impatto generale che il marketing ha sul processo di vendita, considerando tutto il ciclo di vita dell’acquisto (da lead a cliente)

Speriamo che questo riassunto possa tornarvi utile. Sei interessato a un sistema automatizzato capace di ottimizzare al meglio la tua strategia di Marketing? Ti invitiamo a contattarci per saperne di più e nel frattempo puoi scaricare la nostra speciale guida sulla Marketing Automation!

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Ottimizzare le immagini in chiave Seo: cosa c’è da sapere https://www.araneus.it/ottimizzare-le-immagini-in-chiave-seo https://www.araneus.it/ottimizzare-le-immagini-in-chiave-seo#respond Mon, 19 Jun 2017 13:40:36 +0000 http://www.araneus.it/?p=29078 L'articolo Ottimizzare le immagini in chiave Seo: cosa c’è da sapere proviene da Araneus.

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Ottimizzare le immagini per scalare la Serp!

Quando ci troviamo a scrivere articoli per il nostro (o altri) blog o per un magazine Online , la domanda “Mi conviene inserire una o più immagini?” vi sarà passata ogni singola volta per la testa. La risposta è decisamente… si! In primis, l’uso di immagini può rendere un articolo più avvincente oltre a contribuire ad una migliore indicizzazione sui motori di ricerca. Cercherò con questo post di illustrare i passi principali da compiere per ottimizzare le immagini in ottica SEO.

Un'immagine ben ottimizzata può migliorare l'indicizzazione Seo di una pagina

Siamo soliti sentir dire che un’immagine vale mille parole. Ed è sicuramente vero. L’uso oculato di immagini all’interno di un articolo catturerà l’attenzione dei lettori più facilmente, illustrerà in modo più digeribile e piacevole le informazioni e renderà i contenuti (anche a livello social) più attraenti. Dunque, usate almeno una immagine per ogni post che andate a creare, ve lo raccomando caldamente!

Scegliere l’immagine adatta

Passiamo al momento della scelta. Se la vostra intenzione è quella di spiattellare un’immagine a caso nel vostro articolo senza pensarci troppo e giusto per vedere attivarsi il plugin del Seo…beh siete sulla strada sbagliata e potete evitarlo del tutto. L’immagine deve essere significativa ed anche a livello visivo deve riflettere il contenuto dell’articolo, in modo da non fuorviare l’osservatore (ricordatevi che il contenuto che create deve essere pensato per users veri non per i motori di ricerca!). Un immagine correttamente allineata contribuisce ad enfatizzare il titolo e il contenuto del post oltre a stuzzicare i visitatori a procedere alla lettura, visto che a prima non visualizzeranno un solo muro di testo compatto.

La soluzione migliore è quella di utilizzare foto personalizzate, originali ed uniche.  A seconda dell’argomento che andiamo a trattare non sempre è possibile disporne. In questo caso è buona prassi cercare di stare lontano da ovvie “stock photos” che poco o niente aggiungono al valore dei nostri contenuti. Tuttavia, ci sono alcune fonti tramite cui è possibile ricavare immagini più “creative” e anche più genuine come Flickr, FreeImages.com oppure Unsplash. Alternative altrettanto valide possono essere illustrazioni come Infografiche oppure gifs animate che stanno crescendo fortemente in termini di popolarità (anche in questo caso evitate di abbondare, poiché troppe gifs finiranno col rendere la lettura dell’articolo più difficoltosa oltre anche un lieve rischio di calo della credibilità).

Nome del file

Una volta scovata la giusta immagine è arrivato il momento di ottimizzarla per un uso corretto sul sito web. Diversi sono gli elementi da tenere in considerazione. Ad ogni modo, l’ottimizzazione SEO delle immagini parte con il nome del file. L’obiettivo è quello di mettere in condizione il motore di ricerca di sapere cosa la nostra foto riguarda ancor prima di vederla. Bene dunque astenersi dall’uso di date o codici anonimi. Un esempio: se stiamo inserendo un’immagine mozzafiato del panorama visibile dal Grand Canyon, evitate di nominare la foto DCS4527.jpg o 1.jpg ma un titolo più descrittivo ed in linea con il contesto della foto è necessario (Grand-Canyon-panorama-dall-alto.jpg è senza dubbio un nome più appropriato!). La keyword in un esempio come quello che ho fatto si suppone sia “Grand Canyon”, per questo è bene metterla subito in evidenza all’inizio del nome del file.

Ottimizzazione delle dimensioni

Se parliamo di Seo Onpage, ossia interna al proprio sito web, la velocità di navigazione è un aspetto importantissimo per l’algoritmo di Google ma lo è altrettanto per la “User Experience” : più il sito verrà caricato velocemente, più probabilità ci sono che gli utenti proseguano soddisfatti nella loro visita invece di rimbalzare fuori ed abbandonarlo. A questo proposito le immagini possono avere un impatto poderoso sulla velocità di caricamento di un sito web, per cui il passo seguente è quello di ridurre l’immagine a una dimensione di file che consenta una navigazione agile e immediata. Potete utilizzare diversi strumenti che consentono di coniugare una consistente riduzione dell’immagine con la preservazione della loro ottima qualità: ImageOptim , JPEGMini o PunyPNG fanno al caso vostro. Una volta completato il processo potete contare su Yslow per capire se la vostra immagine sia stata ottimizzata con successo.

Ottimizzare le dimensioni delle immagini porterà benefici immensi in ottica Seo

Posizionamento dell’immagine

Torniamo ad occuparci un attimo della “User Experience”. La posizione in cui mettete l’immagine all’interno della vostra pagina è un fattore non di secondaria importanza: seppur questo elemento non influenza direttamente il rendimento SEO, va ad incidere (e molto) sulla facilità di navigazione e sull’esperienza del visitatore. Gettare l’immagine a casaccio senza un senso specifico è altamente controproducente. Fate in modo di collocare l’immagine accanto (o nelle vicinanze) del relativo contesto in modo da non creare una sconnessione tra il testo e ciò che si visualizza. In questo modo immagine e contenuto si supporteranno a vicenda.

Didascalie

La didascalia è semplicemente il testo che accompagna l’immagine. Come mai è una componente importante per la SEO? La maggior parte dei visitatori pone l’attenzione su questo elemento ogni qual volta scansiona un articolo e la sua influenza è sorprendentemente rilevante: alcune ricerche evidenziano come le didascalie sotto le immagini siano lette fino al 300% in più rispetto al testo vero e proprio di un articolo! Questo dato da solo spiega come il suo mancato (o erroneo) uso significhi mancare un’opportunità notevole di coinvolgere tantissimi lettori! E’ indispensabile inserire didascalie ad ogni singola foto che utilizzate? Diciamo che non è un obbligo.  Alle volte le immagini hanno uno scopo non direttamente legato alla SEO dunque potete anche evitare. Non aggiungete didascalie solo in visione di una migliore indicizzazione, pensate prima ai visitatori: la mia opinione è che una didascalia ha senso qualora serva a chiarire e contestualizzare l’elemento visivo e migliori la user-experience.

Attributo Alt e Attributo Title delle immagini

L’attributo ALT dell’immagine rappresenta una sorta di testo descrittivo che viene in aiuto dell’utente ogni volta che l’immagine non viene visualizzata in maniera corretta per ragioni diverse (vuoi perché hanno bloccato la visualizzazioni di immagini sul loro browser, per vari filtri anti-spam o altro). Assicuratevi di aggiungere SEMPRE questo elemento poiché è ritenuto fondamentale dai “web crawlers” di Google ai fini dell’indicizzazione. Altri due accorgimenti: non replicate lo stesso contenuto dell’Attributo Title e assicuratevi che il testo includa le keywords principali e collegate all’immagine.

L’attributo TITLE è un’altra parte essenziale in ottica SEO: anche in questo caso parliamo di un breve testo che verrà visualizzato ogni volta che un visitatore passerà il proprio mouse sopra un’immagine. Oltre ad un ragguardevole impatto sulla indicizzazione, l’attributo TITLE darà una piccola “dritta” al lettore: pur non contenendo informazioni cruciali, fornirà anticipazioni riguardo la natura del contenuto che dovrà aspettarsi nella pagina.

Conclusioni

L’ottimizzazione delle immagini per la Seo è un procedimento che somma svariati elementi come vi ho appena mostrato. Con l’algortimo di Google in grado di riconoscere oramai ogni singolo elemento delle immagini (e dando loro una netta rilevanza in termini di indicizzazione), l’ottimizzazione delle immagini è diventata una strategia lungimirante sia per migliorare la user experience dei lettori che per dare propulsione al nostro sito web sui motori di ricerca. E probabilmente anche le vostre conversioni ne risentiranno positivamente 😉

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I 4 strumenti più efficaci per gestire al meglio i tuoi Social Network https://www.araneus.it/4-strumenti-efficaci-per-i-social-network https://www.araneus.it/4-strumenti-efficaci-per-i-social-network#respond Thu, 22 Sep 2016 07:20:55 +0000 http://araneus.it/blog/?p=1104 L'articolo I 4 strumenti più efficaci per gestire al meglio i tuoi Social Network proviene da Araneus.

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Ogni Social Media Manager che si rispetti avrà provato la travolgente (per qualcuno emozionante) sensazione di dover gestire numerosi profili per diversi clienti allo stesso tempo. Curare il contenuto, stilare un calendario editoriale appropriato e, ultimo passo, lanciarlo! Sarete probabilmente alla ricerca di un modo per ottimizzare tutto questo processo. Sebbene gli strumenti interni di programmazione e gestione dei singoli Social Network abbiano fatto passi da gigante negli ultimi anni, possiamo adesso contare su mezzi più avanzati che ci consentono di saltare senza troppi sforzi da una piattaforma Social all’altra, di averle tutte sotto controllo in unico pannello, di tenere traccia del flusso dell’attività dei followers e dei concorrenti così come di programmare i nostri contenuti per i giorni e settimane a venire. In questo articolo andremo a presentarti 4 strumenti di Social Media Management per facilitarti nella loro gestione ed ottenere il massimo dai tuoi sforzi. Continua a leggere e prendi nota per evitare di perderti in un labirinto fatto di profili Facebook, newsfeed di Twitter e profili aziendali di Linkedin 😉

Everypost

Questo strumento andrà a migliorare la vostra routine social quotidiana così come a rendere la vostra gestione dei social un gioco da ragazzi. Una volta registrati, dall’angolo a destra in alto potete aggiungere i vostri account e connettere i vostri profili Facebook, Pinterest, Twitter, Linkedin, Tumblr e Linkedin. L’interfaccia è davvero semplice ed intuitivo: nella parte destra troverai una funzionalità che ti permette di scegliere visual content da numerosi fonti (come Instagram, Youtube, Flickr e Pinterest) in modo da creare il tuo contenuto unico da condividere con il tuo audience. Per il resto la maggior parte del pannello è formato da box destinati alla scrittura del post, all’abbreviazione dell’URL e alla programmazione (puoi scegliere ovviamente tra il pubblicare il tuo post immediatamente o in altra data futura).

Sulla parte sinistra troverete un altro menu che rimane nascosto finché lavorate sul post e che potete far riapparire con un semplice click. Troverete qua la sezione archivi, analytics e schedule. 

Everypost è un servizio freemium il cui prezzo dipenderà dal tipo e soprattutto quantità di funzioni che necessitate. Il piano base consente ad ogni modo la gestione di almeno un profilo per ogni Social e già con il piano “Pro” si hanno a disposizione ben 10 profili per 9.99$ mensili! Ecco qua tutto il tariffario dettagliato.

Buffer

Buffer si presenta come un must per la gestione veloce, semplice ed efficiente di molteplici Social Media, anche quando vi sono più persone coinvolte nella mansione. Dopo una veloce registrazione si può scegliere quali Social Networks aggiungere. Sul lato sinistro è possibile aggiungere o rimuovere i network che si desiderano associare al nostro pannello di controllo oltre a connettere i vari profili e pagine.

A questo punto è possibile usare la sezione nella parte alta per cominciare a creare i vostri contenuti.

Nella sezione Analytics potrete disporre di report approfonditi e settorializzati sui risultati e la portata della vostra campagna di Social Marketing. Usateli per migliorare la vostra strategia! Nella barra “Scheduling” potete personalizzare la programmazione dei vostri post e contenuti. Tenete in considerazione che potete anche utilizzare l’opzione di posting automatica con cui Buffer deciderà per voi il momento più adatto di pubblicazione sulla base del coinvolgimento passato del vostro audience con il vostro brand.

Infine con l’opzione Settings potete apportare modifiche al vostro account, garantire l’accesso ad altri membri del vostro team e utilizzare la funzione di abbreviazione link.
Una delle opzioni che rende Buffer tra i più appetibili (ed amati) strumenti di gestione dei Social è la possibilità di aggiungere estensioni per il browser così come l’applicazione per dispositivi mobili, che rende facilmente possibile condividere contenuti in tempo reale! La piattaforma ha un sistema freemium ed i prezzisono paragonabili al gemello Everypost: unica nota da considerare è che Pinterest non è incluso nel piano gratuito.

SocialOomph

Create rapidamente un account tramite verifica dal vostro indirizzo email e siete pronti a partire. Nel menù alto di navigazione troverete 5 diverse sezioni che vi aiuteranno nella gestione del vostro Social Media Marketing. Come prima cosa cliccate sulla sezione Networks e connettete tutti i canali e le pagine che andrete a gestire. Di seguito potete gestirle singolarmente.

Dalla sezione “Posting”, probabilmente la più importante, potete lavorare sulla creazione del contenuto, programmarlo, utilizzare Bit.ly per accorciare i vostri link e perfezionare i vostri Tweets. La sezione “Following” è invece molto utile per gestire le diverse comunità, per trovare nuove persone da seguire o influencers che possono essere utili al vostro business.

C’è la possibilità di creare “messaggi di benvenuto” oppure di inserire la funzione “follow back” per le persone che hanno deciso di seguirvi su Twitter. L’unità “Monitor” vi consentirà di tenere un occhio sull’andamento e sui dati della vostra strategia. Infine la sezione “Help” non è altro che un classico libretti di istruzioni virtuale che vi indicherà anche come contattare il Customer Support di SocialOomph.
Lo stesso sistema Freemium si applica anche a SocialOomph  con un paio di particolarità: è possibile una prova gratuita di una settimana di SocialOomph Professional (qualora non vi piaccia tornate automaticamente al piano base) ed esiste un piano più orientato su Twitter (per professionisti che si trovano a gestire molteplici account Twitter rispetto ad altri Social Networks).

Hootsuite

Ultimo strumento di cui parliamo, ma decisamente non per importanza e notorietà, è Hootsuite. Questa piattaforma è già ampiamente famosa tra milioni di Social Marketer in tutto il mondo poiché consente una gestione davvero semplice, ottimizzata e graficamente chiara dei vostri Social. La crescita di Hootsuite è esponenziale tanto che potete trovare il sito nelle principali lingue oltre ad un blog sempre aggiornato a tema Social Media Marketing con tutte le nuove tendenze, una accademia di corsi Online e webinars di ogni tipo. Tornando a noi, per prima cosa dovete aggiungere i vostri canali Social (Facebook, Twitter, Google +, Linkedin ed Instagram). Una volta fatto saranno ben visibili nell’angolo in alto a sinistra: da lì potete comodamente scegliere quello che volete utilizzare (è possibile anche condividere il solito contenuto su tutti i canali).

Una volta che comincerete a formare il vostro contenuto e selezionato la piattaforma prescelta, otterrete suggerimenti automatici sul numero di caratteri massimi ammessi. Inoltre potrete accorciare i link, allegare foto e materiale video, programmare i post tramite questa piccola finestra:

Hootsuite

Ultimo strumento di cui parliamo, ma decisamente non per importanza e notorietà, è Hootsuite. Questa piattaforma è già ampiamente famosa tra milioni di Social Marketer in tutto il mondo poiché consente una gestione davvero semplice, ottimizzata e graficamente chiara dei vostri Social. La crescita di Hootsuite è esponenziale tanto che potete trovare il sito nelle principali lingue oltre ad un blog sempre aggiornato a tema Social Media Marketing con tutte le nuove tendenze, una accademia di corsi Online e webinars di ogni tipo. Tornando a noi, per prima cosa dovete aggiungere i vostri canali Social (Facebook, Twitter, Google +, Linkedin ed Instagram). Una volta fatto saranno ben visibili nell’angolo in alto a sinistra: da lì potete comodamente scegliere quello che volete utilizzare (è possibile anche condividere il solito contenuto su tutti i canali).

Una volta che comincerete a formare il vostro contenuto e selezionato la piattaforma prescelta, otterrete suggerimenti automatici sul numero di caratteri massimi ammessi. Inoltre potrete accorciare i link, allegare foto e materiale video, programmare i post tramite questa piccola finestra:

Il piano gratuito consente la gestione di 3 profili Social a vostra scelta e l’accesso a funzioni come il message scheduling e una analitica di base: un buon punto di partenza per chi non deve districarsi tra troppi profili. Ma l’accessibilità delle tariffe, consiglia un investimento minimo per tutti coloro che del Social Media Markeiting ne fanno una professione a tutto tondo onde evitare di perdere ore preziose tra dozzine di pagine e profili diversi!

Se il nostro articolo vi è piaciuto fatecelo sapere nei commenti e soprattutto non esitate a condividerlo sui vostri social 🙂 Lo staff di Araneus è sempre pronto a chiarire ogni vostro dubbio o curiosità al riguardo!

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